Sei un influencer, creator o content producer? Se ricevi compensi per post sponsorizzati, affiliazioni o pubblicità, il fisco ti riguarda. Ecco quando serve la partita IVA, quale regime scegliere e come dichiarare.
Quando serve la partita IVA
La P.IVA è obbligatoria quando l'attività è abituale: pubblichi con regolarità, hai accordi commerciali con brand, ricevi compensi ricorrenti. Non conta il volume di follower ma la continuità dei ricavi.
Se fai 1-2 collaborazioni occasionali all'anno sotto i 5.000€, puoi usare la prestazione occasionale. Oltre: P.IVA obbligatoria.
Quale regime fiscale
Il regime forfettario è la scelta standard per gli influencer:
- Codice ATECO: 73.11.02 (campagne marketing) — coefficiente 78%
- Aliquota: 5% (primi 5 anni) o 15%
- Limite: 85.000€/anno
- INPS Gestione Separata: 26,07%
Su 50.000€ di ricavi: imponibile 39.000€ → imposta 5.850€ + INPS 10.167€ = netto ~34.000€.
Come fatturare una sponsorizzazione
Per ogni campagna, emetti fattura elettronica al brand/agenzia. Descrizione: "Realizzazione e pubblicazione contenuto sponsorizzato su [piattaforma]". Se forfettario: senza IVA + dicitura regime forfettario.
Il gifting: prodotti gratis
- Senza obbligo di post: è un regalo, non va fatturato
- Con obbligo di post: è compenso in natura, va fatturato al valore del prodotto
YouTube AdSense e piattaforme estere
I compensi da Google Ireland (AdSense), TikTok, Meta vanno fatturati con reverse charge intra-UE (per società UE) o come servizio extra-UE. Il commercialista deve configurare correttamente la fatturazione.
Obbligo di trasparenza
Ricorda: ogni contenuto sponsorizzato deve indicare #adv, #sponsored o #gifted (regolamento AGCOM + Digital Chart IAP). La violazione comporta sanzioni fino a 250.000€.
Il fisco sta guardando: l'Agenzia delle Entrate ha avviato controlli mirati sugli influencer nel 2024-2025. Piattaforme come Airbnb comunicano già i dati; presto anche i social. Mettiti in regola prima che sia troppo tardi.