Il reverse charge (inversione contabile) è un meccanismo IVA in cui l'imposta è dovuta dal cliente invece che dal fornitore. Si applica in casi specifici stabiliti dalla legge.
Come funziona
Normalmente: Fornitore emette fattura con IVA → cliente paga IVA al fornitore → fornitore versa IVA all'AdE.
Reverse charge: Fornitore emette fattura SENZA IVA con dicitura "inversione contabile" → cliente integra la fattura con l'IVA dovuta → cliente registra IVA sia a debito sia a credito (operazione neutra).
Quando si applica
- Edilizia in subappalto: prestazioni di servizi nel settore edile rese in subappalto
- Cessioni di oro da investimento e materiali preziosi
- Cessioni di rottami metallici, ferrosi e non ferrosi
- Cessioni di fabbricati strumentali (capannoni, uffici)
- Pulizia, demolizione, installazione di impianti nel settore edile
- Cessioni di smartphone, tablet, console, microprocessori tra B2B
- Operazioni intra-UE per servizi e cessioni B2B
Perché esiste il reverse charge
Il reverse charge serve a contrastare le frodi IVA "carosello": senza reverse charge, un fornitore poteva incassare l'IVA dal cliente e poi sparire senza versarla. Con il reverse, l'IVA non passa mai dal fornitore.
Esempio pratico
Imbianchino in subappalto da impresa edile: emette fattura per 5.000€ + dicitura "reverse charge - art. 17 c.6 DPR 633/72". L'impresa edile registra: 5.000€ a costi, 1.100€ IVA a debito (22%), 1.100€ IVA a credito (compensata). Operazione finale: zero IVA da versare.
Sanzioni per errori
- Mancata applicazione reverse charge dovuta: 90% dell'IVA non integrata
- Applicazione errata reverse: stesse percentuali
- Sanzioni significative ma sanabili con ravvedimento operoso